La crisi della sapienza..benvenuta conoscenza!
✨ In questi ultimi giorni, c'è un pensiero che continua a tormentarmi, un pensiero che, a prima vista, sembra così intricato che cerco di evitarlo. Ora ho deciso di metterlo nero su bianco per districarne i fili e lasciarlo andare, permettendogli di trovare il suo posto tra le migliaia di stanze della mia mente..
✨ Vorrei iniziare dicendo che uno dei fattori principali all’origine di questo pensiero ricorrente è il corso di laurea magistrale che frequento da circa un anno, intitolato «Poesia e saggezza – Studi di Partnership sulla sacralità del mondo naturale nelle tradizioni indigene». Wow! Già il titolo stesso offre uno scorcio su un mondo affascinante che accende la curiosità e fa volare l’immaginazione lontano...
✨ Ma senza divagare, voglio restare in tema con questo post. E a chi di voi ama leggere (anche se questa volta su di uno schermo blu invece che su carta), consiglio di mettersi comodi sul divano perché ci vorrà un po’ di tempo.
✨ Cominciamo dall’etimologia delle parole. «Sapienza» deriva dal latino «sapientia», che ha un doppio significato: «saggezza», ma anche «avere sapore» o «gusto», sottolineando così che la saggezza si ottiene anche «assaporando», cioè vivendo la realtà e la verità.
✨ Socrate era solito dire che la vera saggezza non consiste nell’accumulo di conoscenze, bensì nella consapevolezza della propria ignoranza. Il saggio è alla costante ricerca della verità e, di conseguenza, della conoscenza di sé.
Socrate associava inoltre il concetto di saggezza a quello di intelligenza creativa, affermando che siamo in grado di “generare” saggezza nel momento stesso in cui creiamo relazioni armoniose in ogni dimensione della realtà. E queste relazioni non sono altro che attività dialogiche, in cui non vi è alcuna affermazione individuale del sé pensante (l’«io»), ma piuttosto l’apertura di uno spazio dimensionale verso altre realtà, affinché queste possano avere l’opportunità di esprimersi in uno spirito di «partnership», per usare un termine moderno. (da una lezione del prof. Lavecchia “Storia della filosofia antica” – Università di Udine)
✨ Facendo un passo indietro nel tempo (~1200 a.C.) e tornando al Rigveda 10:129, il Nāsadīya Sūkta – l’Inno della Creazione, uno dei testi più antichi e importanti della letteratura e del pensiero religioso indiano nella storia dell’umanità – troviamo la saggezza descritta come generatrice dell’intelligenza cosmica, lo stesso concetto da cui trasse ispirazione lo stesso Socrate.
Questo ci porta a pensare che la saggezza fosse qualcosa di già preesistente!
✨ Nel Rigveda, la saggezza si manifesta attraverso un pensiero generativo, la cui origine embrionale è il desiderio di trasformare il non-essere in essere.
Questo desiderio (dal termine sanscrito Kāma, che significa “desiderio nel cuore” e non desiderio sessuale) rappresenta il primo impulso, il primo seme della mente, che inizialmente si manifesta attraverso una dinamica rotatoria attorno a sé stesso e poi si espande verso l’esterno, dove tutte le forme esistono nel loro potenziale…
Mi sono decisamente cacciata in un groviglio intricato qui!
✨ Allora, perché ho citato il Rigveda?
L’ho fatto per spiegare che dentro ognuno di noi risiede questa saggezza primordiale e che accedervi, specialmente nel mondo frenetico di oggi, sembra quasi impossibile.
Ed è qui che la “crisi della saggezza” diventa evidente: ci manca la capacità di assaporare o gustare veramente le esperienze della vita, sia perché non abbiamo il tempo, sia perché la nostra percezione è eccessivamente filtrata dalla tecnologia.
Di conseguenza, questa mancanza di connessione sensoriale ci impedisce di fermarci per esplorare la vera saggezza, quella che i Greci chiamavano “Sofía”, la ricerca di una comprensione profonda (compresa quella primordiale), che apre il mondo dentro di noi e ci conduce alla conoscenza di noi stessi…
✨ E che dire allora della conoscenza?
Anziché partire dalla sua etimologia, che in questo caso ritengo meno rilevante per spiegare i concetti che seguiranno, vediamo come è stata affrontata l'idea di conoscenza nel corso della storia.
✨ Nel Rigveda, il concetto di conoscenza, ṛta, si riferisce alla comprensione dell'ordine universale e dell'armonia tra gli elementi del cosmo, spesso descritta come una luce che libera dall'ignoranza.
✨ Aristotele affermava che la conoscenza non è altro che un processo che va dall'esperienza alla comprensione universale, un percorso che si compie attraverso la ragione.
✨ Oggi, secondo Wikipedia, la conoscenza è «l'insieme delle informazioni, delle competenze e delle consapevolezze che una persona possiede riguardo a sé stessa, al mondo e alle relazioni tra le cose».
In quanto tale, la sua definizione si concretizza in una procedura con passaggi specifici da seguire che includono necessariamente l'esperienza.
✨ Ed è proprio lì che volevo arrivare…
Il Rigveda, Aristotele, Wikipedia e sicuramente molti altri pensatori (compreso ChatGPT) parlano tutti di esperienza.
✨ La frase «Benvenuta, Conoscenza» nel titolo vuole essere provocatoria, perché al giorno d’oggi c’è una forte tendenza a raccogliere informazioni molto rapidamente (mi includo anch’io in questo, ovviamente!) e a proclamare a gran voce di essere i DETENTORI DELLA CONOSCENZA solo perché abbiamo letto qualcosa qua e là senza prima averla veramente vissuta... Oppure, per usare uno dei miei termini inglesi preferiti, senza passare attraverso un processo di "embodiment" sia a livello fisico che intellettuale, rielaborando le informazioni che abbiamo ricevuto, facendole nostre e arricchendole con il VALORE AGGIUNTO della nostra unicità come esseri saggi in viaggio verso il nostro vero sé.
💜 Auguro a tutti un viaggio interiore bello e profondo!





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