Il Mito e il Corpo
Ho concluso da poco il percorso “Il corpo mitico” guidato dalla mia insegnante guru Colleena Shakti e molte domande si sono affollate nella mia mente dal momento in cui ho cominciato a rielaborare la mia esperienza.
Una fra tutte, quella fondamentale: cosa è il Mito. Ho già affrontato l’argomento “corpo” nel blog precedente ed ora qui ad osservare il mito attraverso il corpo.
Nel mondo Occidentale quando pensiamo al termine “mito” ci viene subito in mente la mitologia greca e il concetto di “finzione” o quantomeno di trasposizione della realtà nel mondo di divinità ed eroi come ci venivano presentati da Omero, Esiodo ed altri poeti tragici.
In molte altre culture più “tribali”, il mito era (e in alcuni casi lo è ancora) una cosa viva che spesso costituisce il supporto alla vita religiosa.
Parliamo ad esempio di religioni complesse come quelle del Medio e dell”Estremo Oriente o dell’India che non si possono comprendere a fondo se non si studiano i loro miti. In questi casi non solo la mitologia rappresenta la storia “sacra” della tribù con tutto il sistema di valori su cui questa si basa, ma rivela anche una gerarchia nella successione degli avvenimenti favolosi che narra. Questo per affermare che, come comune denominatore, in realtà in tutti i miti, “arcaici” o “storici” che siano, compare sempre un mito che è quello degli inizi, della creazione o cosmogonia. Questi miti delle origini parlano di come sia apparso il mondo, le piante, gli animali e di come l’uomo sia diventato quello che è, mortale, sessuato ed obbligato a lavorare per nutrirsi. Raccontano inoltre degli esseri soprannaturali, gli dei, gli eroi che hanno permesso tutto questo. Il mito dunque come storia vera che narra come il reale si sia originato e che rappresenta modello esemplare e giustificazione delle attività dell’uomo.
Dopo questa digressione ritorno alla mia esperienza durante il retreat “The mythic body” in cui ho interpretato il mito di Apollo e Dafne attraverso la danza. Non mi dilungo sui dettagli del mito (consiglio di leggere il testo originale di Ovidio dalle Metamorfosi), piuttosto vorrei condividere i pensieri che mi sono arrivati alla fine di questo viaggio. Si tratta di pensieri che fanno nascere domande soprattutto in relazione al corpo che interpreta il mito della propria esistenza e che deve “neutralizzarsi”, entrare in quello spazio liminale prima di diventare il mito stesso. Una sorta di possessione in cui i personaggi del mito, dopo averli attentamente studiati, mi entrano dentro ed usano il mio corpo per raccontare una storia con il linguaggio di quello che pensiamo essere le loro emozioni ma che forse attingono anche al mito del nostro vivere…
Che cos’è questo corpo, se non il luogo in cui dispiegare il mito della nostra stessa esistenza? E forse l’esistere è la soglia da cui emerge silenzioso quello spazio neutrale in cui, deliberatamente, ci facciamo attori dell’una o dell’altra emozione, interpretando ruoli e creando scenari che ci fanno sentire al sicuro ma vivi allo stesso tempo.
Lo spazio neutrale diventa dunque il vuoto creato dal rilascio completo di emozioni latenti e che accoglie il nuovo in modo organico e consapevole prima di ri-cristallizzarsi in un’altra porzione del mito della nostra esistenza.
In questo ciclo continuo si districa il nostro desiderio di abitare la vita tra un respiro profondo e l’altro, tra eroi ed eroine che si fanno strada tra i mondi per essere visti e ricordati e magari raccontati dalle generazioni future attorno alla fiamma del focolare durante un freddo inverno come parte del mistero dell’intera creazione cosmica..
Ed ecco qui il link al mio mito danzante!
Con amore,
Tania





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